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SPIRITO SANTO

SPIRITO SANTO
"VIENI, .."

BUONA S. PASQUA

BUONA S. PASQUA
La Resurrezione di Gesù porti il Suo Amore nei nostri cuori

Nel Corpo e nel Sangue di Gesù

Ciascun uomo possa "sentire e gustare" la presenza di Gesù e Maria, SS. Madre della Pentecoste, nella propria vita, in ogni attimo della propria giornata.

Nella Vita e nella Parola di Gesù l'uomo trovi la sua vera dimensione e riesca ad esprimerla con Amore e Carità.

Silenzioso Dio

Fatima

Fatima
Cappella delle Apparizioni

S. Maria del Cammino





Il Papa venuto da lontano....

Il Papa venuto da lontano....
Dono di Dio per tutti gli uomini

martedì 31 agosto 2010

MARIJA BISTRICA

31 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

  1. Il Santuario mariano di Marija Bistrica è uno dei più conosciuti e frequentati in Croazia. La località di Bistrica è menzionata come parrocchia fin dall’anno 1334. Nella Chiesa, dedicata ai santi Pietro e Paolo, si cominciò a venerare, a partire dalla prima metà del 1500, una statua in legno della Madonna col Bambino Gesù. Agli inizi la statua si trovava in una cappella della parrocchia, chiamata Vinski Vrh; ma quando, nel 1545, i Turchi invasero la regione, il parroco, per salvarla, la murò sotto il coro della chiesa parrocchiale, e per prudenza non rivelò a nessuno il luogo. Poco dopo egli moriva, e con lui fu sepolto anche il segreto del nascondiglio. Il 16 luglio 1684 la statua fu ritrovata e da allora il culto riprese crescendo di anno in anno, tanto che in breve tempo quel luogo divenne il centro del culto mariano di quella regione, e tale restò nei secoli successivi. Ogni qualvolta, nella storia, il popolo croato si è trovato in difficoltà, si è rivolto sempre con grande fiducia alla sua cara Madre celeste. Nel 1715 l’assemblea Nazionale del popolo croato decise di costruire un grande altare “ex voto” in Bistrica, per mostrare la devozione del popolo alla Madonna.

[Angelus, 20 marzo 1988]

lunedì 30 agosto 2010

30 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

Oggi vogliamo andare in pellegrinaggio al Santuario mariano di Abidjan, nella Costa d’Avorio, che porta il nome di “Nostra Signora d’Africa, Madre di tutte le grazie”. È un titolo che racchiude una speranza, un impegno di evangelizzazione, una forma di consacrazione per tutto il continente africano. Il Santuario è recentissimo: è stato inaugurato nel febbraio 1987. All’ingresso del Santuario si leggono, scolpite a grossi caratteri, le parole evangeliche di Maria: “Io sono la serva del Signore” “Fate tutto quello che vi dirà”. L’interno del tempio, illuminato da grandi e belle vetrate, si apre su un ampio anfiteatro, ove si celebrano le funzioni con maggior concorso di fedeli.
La Vergine Madre, colà venerata, è raffigurata da una statua in legno pregiato, opera d’un giovane scultore del Paese. Con le sembianze di una fanciulla della Costa d’Avorio, Maria è in piedi, alta e slanciata. Ma la pettinatura e la lunga fascia laterale che la cinge, con l’estremo lembo piegato sul braccio sinistro, non appartengono a nessuna etnia particolare. Amabile e sorridente, presenta il Bambino Gesù che si protende verso i fedeli con le braccia aperte.


[Angelus, 6 marzo 1988]

domenica 29 agosto 2010

Madonna delle Lacrime di Siracusa


29 agosto – 1 settembre

29 agosto – 1 settembre




Nostra Signora del Libano, Santuario dell'Oriente

29 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

La devozione dei libanesi per la Madonna, “Nostra Signora del Libano”, è costante e profondamente radicata nella tradizione: essi associano il suo nome a molti riferimenti biblici riguardanti il loro Paese. Cantano perciò con trasporto: “Vieni, vieni dal Libano”, o Maria, tu t’innalzi “come i cedri del Libano”, “Vieni, vieni dal Libano”. I libanesi, sia cattolici che ortodossi, e gli stessi musulmani, nella consapevolezza di questi riferimenti biblici, si sentono tutti profondamente legati a Maria. In famiglia, alla sera, prima di andare a letto, i componenti del nucleo familiare recitano il Rosario, cantano il popolarissimo inno “Ya Ummallah” (O Madre di Dio...), e si fanno benedire con l’icona della Madonna. Ma il Santuario maggiore e più caro a tutti i libanesi resta comunque quello di “Nostra Signora del Libano”, sito sulla collina di Harissa. La grande statua della Madonna, che sorge accanto al Santuario, rivolta con le mani tese verso il mare e la capitale Beirut, sembra assicurare a tutti i libanesi la sua materna protezione. Illuminata di notte, si vede da quasi tutto il Libano. Essa attira folle di pellegrini durante l’anno, specialmente durante il mese di maggio. Uniamoci anche noi ai libanesi per invocare dalla Madonna, pace, solidarietà.

[Angelus, 28 febbraio 1988]

sabato 28 agosto 2010

28 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II


                 
La devozione alla Madonna Nostra Signora dell’Immacolata Concezione Aparecida”, regina e patrona del Brasile è antica nel cuore dei brasiliani.
Le origini del Santuario si ricollegano al rinvenimento da parte di tre pescatori, di una piccola statua della Madonna, di colore oscuro e dal volto sorridente, che essi videro emergere dalle acque, impigliata nella rete, con la quale poterono poi raccogliere una abbondantissima pesca. I tre riconobbero nell’avvenimento un segno della speciale protezione della Vergine. Da quel giorno la Madonna “Aparecida” è costantemente presente nei cuori, nelle famiglie, nella Chiesa e nella storia del popolo brasiliano, come Madre “Apparsa”, cioè donata da Dio.


[Angelus, 21 febbraio 1988]

venerdì 27 agosto 2010

Abbracciami Gesu'

27 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

In Moravia, all’estremità nord-occidentale dei Carpazi, davanti al panorama di una fertile pianura, si leva il monte Hostyn, sul quale erano solite rifugiarsi le popolazioni delle zone vicine in occasione delle ripetute ondate delle incursioni nemiche. Il monte, frequentato in antico per celebrazioni pagane, divenne luogo di devozione cristiana quando, grazie all’opera dei santi fratelli Cirillo e Metodio, la Moravia fu convertita al Vangelo. … Da quel tempo Maria cominciò ad essere venerata su quel monte come protettrice vittoriosa della Moravia. Verso la metà del 1500 sul monte fu eretta una cappella, frequentata soprattutto dagli operai che lavoravano nelle vicine miniere, ma un secolo dopo questa venne distrutta da gruppi di fanatici. Riedificata dopo la guerra dei trent’anni, vi fu collocata per la prima volta l’immagine di Maria, con in braccio il Bambino Gesù. Nel secolo decimottavo sul posto fu edificata una bellissima chiesa con due torri. Solo nel 1840 fu possibile riaprire al culto il luogo sacro, con l’erezione di un nuovo altare e con la collocazione di una statua in legno della Madonna con il Bambino.


[Angelus, 14 febbraio 1988]

giovedì 26 agosto 2010

26 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

Nel nostro spirituale pellegrinaggio ai Santuari di Maria, ci rechiamo col pensiero a Torino, alla Basilica di Maria Ausiliatrice.

Questo Santuario è un monumento alla Madonna edificato da san Giovanni Bosco.

Don Bosco, come viene affettuosamente chiamato nel mondo, non solo dalla grande Famiglia Salesiana di cui è fondatore, ha profondamente venerato, amato, imitato la Madonna sotto il titolo di “Aiuto dei Cristiani”, ne ha diffuso insistentemente la devozione, in essa ha visto il fondamento di tutta la sua ormai mondiale opera a favore della gioventù e della promozione e difesa della fede.
Egli amava dire che “Maria stessa si è edificata la sua casa”, quasi a sottolineare come la Madonna avesse miracolosamente ispirato tutto il suo cammino spirituale ed apostolico di grande educatore ed, ancora più estesamente, come Maria sia stata posta da Dio quale aiuto e presidio di tutta la sua Chiesa.

[Angelus, 31 gennaio 1988]

mercoledì 25 agosto 2010

25 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

I santuari che sorgono in Egitto hanno un significato tutto particolare, essendo legati, in forza di antichissime tradizioni, al ricordo del passaggio della santa Famiglia, secondo gli accenni presenti nel Vangelo di Matteo. Tra i luoghi di culto mariano vi è innanzitutto il villaggio di Matarieh, a breve distanza dal Cairo, dove, accanto a numerosi centri di culto copto-ortodossi, esistono anche una chiesa copto-cattolica ed un Carmelo.
Il passaggio della santa Famiglia è ricordato anche dalla grotta a lei dedicata, che si trova sotto il Santuario dei santi Sergio e Bacco, nel Vecchio Cairo, ai margini dell’antica città di Fostat, prima capitale dell’Egitto islamico.
I santuari mariani dell’Egitto, oltre ad avere una specialissima importanza in quanto ricordano la presenza storica della santa Famiglia, hanno sempre rivestito ed oggi più che mai rivestono uno speciale interesse dal punto di vista ecumenico, a motivo della devota frequentazione da parte dei fedeli appartenenti a confessioni diverse.

[Angelus, 17 gennaio 1988]

martedì 24 agosto 2010

LETTERA ENCICLICA FIDES ET RATIO DEL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II

AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA
CIRCA I RAPPORTI
TRA FEDE E RAGIONE

Venerati Fratelli nell'Episcopato,
salute e Apostolica Benedizione!

La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. E Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso (cfr Es 33, 18; Sal 27 [26], 8-9; 63 [62], 2-3; Gv 14, 8; 1 Gv 3, 2).

                                                         INTRODUZIONE

« CONOSCI TE STESSO »

1. Sia in Oriente che in Occidente, è possibile ravvisare un cammino che, nel corso dei secoli, ha portato l'umanità a incontrarsi progressivamente con la verità e a confrontarsi con essa. E un cammino che s'è svolto — né poteva essere altrimenti — entro l'orizzonte dell'autocoscienza personale: più l'uomo conosce la realtà e il mondo e più conosce se stesso nella sua unicità, mentre gli diventa sempre più impellente la domanda sul senso delle cose e della sua stessa esistenza.

Quanto viene a porsi come oggetto della nostra conoscenza diventa per ciò stesso parte della nostra vita. Il monito Conosci te stesso era scolpito sull'architrave del tempio di Delfi, a testimonianza di una verità basilare che deve essere assunta come regola minima da ogni uomo desideroso di distinguersi, in mezzo a tutto il creato, qualificandosi come « uomo » appunto in quanto « conoscitore di se stesso ».

Un semplice sguardo alla storia antica, d'altronde, mostra con chiarezza come in diverse parti della terra, segnate da culture differenti, sorgano nello stesso tempo le domande di fondo che caratterizzano il percorso dell'esistenza umana: chi sono? da dove vengo e dove vado? perché la presenza del male? cosa ci sarà dopo questa vita? Questi interrogativi sono presenti negli scritti sacri di Israele, ma compaiono anche nei Veda non meno che negli Avesta; li troviamo negli scritti di Confucio e Lao-Tze come pure nella predicazione dei Tirthankara e di Buddha; sono ancora essi ad affiorare nei poemi di Omero e nelle tragedie di Euripide e Sofocle come pure nei trattati filosofici di Platone ed Aristotele. Sono domande che hanno la loro comune scaturigine nella richiesta di senso che da sempre urge nel cuore dell'uomo: dalla risposta a tali domande, infatti, dipende l'orientamento da imprimere all'esistenza.

2. La Chiesa non è estranea, né può esserlo, a questo cammino di ricerca. Da quando, nel Mistero pasquale, ha ricevuto in dono la verità ultima sulla vita dell'uomo, essa s'è fatta pellegrina per le strade del mondo per annunciare che Gesù Cristo è « la via, la verità e la vita » (Gv 14, 6). Tra i diversi servizi che essa deve offrire all'umanità, uno ve n'è che la vede responsabile in modo del tutto peculiare: è la diaconia alla verità.(1) Questa missione, da una parte, rende la comunità credente partecipe dello sforzo comune che l'umanità compie per raggiungere la verità; (2) dall'altra, la obbliga a farsi carico dell'annuncio delle certezze acquisite, pur nella consapevolezza che ogni verità raggiunta è sempre solo una tappa verso quella piena verità che si manifesterà nella rivelazione ultima di Dio: « Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente » (1 Cor 13, 12).

3. Molteplici sono le risorse che l'uomo possiede per promuovere il progresso nella conoscenza della verità, così da rendere la propria esistenza sempre più umana. Tra queste emerge la filosofia, che contribuisce direttamente a porre la domanda circa il senso della vita e ad abbozzarne la risposta: essa, pertanto, si configura come uno dei compiti più nobili dell'umanità. Il termine filosofia, secondo l'etimologia greca, significa « amore per la saggezza ». Di fatto, la filosofia è nata e si è sviluppata nel momento in cui l'uomo ha iniziato a interrogarsi sul perché delle cose e sul loro fine. In modi e forme differenti, essa mostra che il desiderio di verità appartiene alla stessa natura dell'uomo. E una proprietà nativa della sua ragione interrogarsi sul perché delle cose, anche se le risposte via via date si inseriscono in un orizzonte che rende evidente la complementarità delle differenti culture in cui l'uomo vive.

La forte incidenza che la filosofia ha avuto nella formazione e nello sviluppo delle culture in Occidente non deve farci dimenticare l'influsso che essa ha esercitato anche nei modi di concepire l'esistenza di cui vive l'Oriente. Ogni popolo, infatti, possiede una sua indigena e originaria saggezza che, quale autentica ricchezza delle culture, tende a esprimersi e a maturare anche in forme prettamente filosofiche. Quanto questo sia vero lo dimostra il fatto che una forma basilare di sapere filosofico, presente fino ai nostri giorni, è verificabile perfino nei postulati a cui le diverse legislazioni nazionali e internazionali si ispirano nel regolare la vita sociale.

4. È, comunque, da rilevare che dietro un unico termine si nascondono significati differenti. Un'esplicitazione preliminare si rende pertanto necessaria. Spinto dal desiderio di scoprire la verità ultima dell'esistenza, l'uomo cerca di acquisire quelle conoscenze universali che gli consentono di comprendersi meglio e di progredire nella realizzazione di sé. Le conoscenze fondamentali scaturiscono dalla meraviglia suscitata in lui dalla contemplazione del creato: l'essere umano è colto dallo stupore nello scoprirsi inserito nel mondo, in relazione con altri suoi simili dei quali condivide il destino. Parte di qui il cammino che lo porterà poi alla scoperta di orizzonti di conoscenza sempre nuovi. Senza meraviglia l'uomo cadrebbe nella ripetitività e, poco alla volta, diventerebbe incapace di un'esistenza veramente personale.

La capacità speculativa, che è propria dell'intelletto umano, porta ad elaborare, mediante l'attività filosofica, una forma di pensiero rigoroso e a costruire così, con la coerenza logica delle affermazioni e l'organicità dei contenuti, un sapere sistematico. Grazie a questo processo, in differenti contesti culturali e in diverse epoche, si sono raggiunti risultati che hanno portato all'elaborazione di veri sistemi di pensiero. Storicamente ciò ha spesso esposto alla tentazione di identificare una sola corrente con l'intero pensiero filosofico. E però evidente che, in questi casi, entra in gioco una certa « superbia filosofica » che pretende di erigere la propria visione prospettica e imperfetta a lettura universale. In realtà, ogni sistema filosofico, pur rispettato sempre nella sua interezza senza strumentalizzazioni di sorta, deve riconoscere la priorità del pensare filosofico, da cui trae origine e a cui deve servire in forma coerente.

In questo senso è possibile riconoscere, nonostante il mutare dei tempi e i progressi del sapere, un nucleo di conoscenze filosofiche la cui presenza è costante nella storia del pensiero. Si pensi, solo come esempio, ai principi di non contraddizione, di finalità, di causalità, come pure alla concezione della persona come soggetto libero e intelligente e alla sua capacità di conoscere Dio, la verità, il bene; si pensi inoltre ad alcune norme morali fondamentali che risultano comunemente condivise. Questi e altri temi indicano che, a prescindere dalle correnti di pensiero, esiste un insieme di conoscenze in cui è possibile ravvisare una sorta di patrimonio spirituale dell'umanità. E come se ci trovassimo dinanzi a una filosofia implicita per cui ciascuno sente di possedere questi principi, anche se in forma generica e non riflessa. Queste conoscenze, proprio perché condivise in qualche misura da tutti, dovrebbero costituire come un punto di riferimento delle diverse scuole filosofiche. Quando la ragione riesce a intuire e a formulare i principi primi e universali dell'essere e a far correttamente scaturire da questi conclusioni coerenti di ordine logico e deontologico, allora può dirsi una ragione retta o, come la chiamavano gli antichi, orthòs logos, recta ratio.

5. La Chiesa, da parte sua, non può che apprezzare l'impegno della ragione per il raggiungimento di obiettivi che rendano l'esistenza personale sempre più degna. Essa infatti vede nella filosofia la via per conoscere fondamentali verità concernenti l'esistenza dell'uomo. Al tempo stesso, considera la filosofia un aiuto indispensabile per approfondire l'intelligenza della fede e per comunicare la verità del Vangelo a quanti ancora non la conoscono.

Facendo pertanto seguito ad analoghe iniziative dei miei Predecessori, desidero anch'io rivolgere lo sguardo a questa peculiare attività della ragione. Mi ci spinge il rilievo che, soprattutto ai nostri giorni, la ricerca della verità ultima appare spesso offuscata. Senza dubbio la filosofia moderna ha il grande merito di aver concentrato la sua attenzione sull'uomo. A partire da qui, una ragione carica di interrogativi ha sviluppato ulteriormente il suo desiderio di conoscere sempre di più e sempre più a fondo. Sono stati così costruiti sistemi di pensiero complessi, che hanno dato i loro frutti nei diversi ambiti del sapere, favorendo lo sviluppo della cultura e della storia. L'antropologia, la logica, le scienze della natura, la storia, il linguaggio..., in qualche modo l'intero universo del sapere è stato abbracciato. I positivi risultati raggiunti non devono, tuttavia, indurre a trascurare il fatto che quella stessa ragione, intenta ad indagare in maniera unilaterale sull'uomo come soggetto, sembra aver dimenticato che questi è pur sempre chiamato ad indirizzarsi verso una verità che lo trascende. Senza il riferimento ad essa, ciascuno resta in balia dell'arbitrio e la sua condizione di persona finisce per essere valutata con criteri pragmatici basati essenzialmente sul dato sperimentale, nell'errata convinzione che tutto deve essere dominato dalla tecnica. E così accaduto che, invece di esprimere al meglio la tensione verso la verità, la ragione sotto il peso di tanto sapere si è curvata su se stessa diventando, giorno dopo giorno, incapace di sollevare lo sguardo verso l'alto per osare di raggiungere la verità dell'essere. La filosofia moderna, dimenticando di orientare la sua indagine sull'essere, ha concentrato la propria ricerca sulla conoscenza umana. Invece di far leva sulla capacità che l'uomo ha di conoscere la verità, ha preferito sottolinearne i limiti e i condizionamenti.

Ne sono derivate varie forme di agnosticismo e di relativismo, che hanno portato la ricerca filosofica a smarrirsi nelle sabbie mobili di un generale scetticismo. Di recente, poi, hanno assunto rilievo diverse dottrine che tendono a svalutare perfino quelle verità che l'uomo era certo di aver raggiunte. La legittima pluralità di posizioni ha ceduto il posto ad un indifferenziato pluralismo, fondato sull'assunto che tutte le posizioni si equivalgono: è questo uno dei sintomi più diffusi della sfiducia nella verità che è dato verificare nel contesto contemporaneo. A questa riserva non sfuggono neppure alcune concezioni di vita che provengono dall'Oriente; in esse, infatti, si nega alla verità il suo carattere esclusivo, partendo dal presupposto che essa si manifesta in modo uguale in dottrine diverse, persino contraddittorie tra di loro. In questo orizzonte, tutto è ridotto a opinione. Si ha l'impressione di un movimento ondivago: la riflessione filosofica mentre, da una parte, è riuscita a immettersi sulla strada che la rende sempre più vicina all'esistenza umana e alle sue forme espressive, dall'altra, tende a sviluppare considerazioni esistenziali, ermeneutiche o linguistiche che prescindono dalla questione radicale circa la verità della vita personale, dell'essere e di Dio. Di conseguenza, sono emersi nell'uomo contemporaneo, e non soltanto presso alcuni filosofi, atteggiamenti di diffusa sfiducia nei confronti delle grandi risorse conoscitive dell'essere umano. Con falsa modestia ci si accontenta di verità parziali e provvisorie, senza più tentare di porre domande radicali sul senso e sul fondamento ultimo della vita umana, personale e sociale. E venuta meno, insomma, la speranza di poter ricevere dalla filosofia risposte definitive a tali domande.

Centro internazionale Mariano di Nazareth

Il progetto "Maria di Nazaret"

"D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata" (Lc 1,48)
Fare conoscere e amare la Vergine Santa che ci conduce al Cristo

La Vergine Maria è stata amata, pregata, celebrata, cantata, ma non vi è ancora né un luogo, né un mezzo, per permettere a molti di contemplare in tutte le sue dimensioni il mistero della Madre di Dio, che apre su tutta la fede cristiana.
Il progetto "Maria di Nazaret" vuole rispondere a questa carenza creando a Nazaret il primo centro internazionale di irradiazione mariana, collegando 12 Centri mariani associati in 12 lingue diverse, che collaboreranno, tutti insieme, utilizzando le tecniche multimediali più moderne, allo scopo di presentare al grande pubblico le ricchezze di tutte le tradizioni cristiane.....................
Le produzioni multimediali realizzate per i Centri mariani sono anche fatte per essere diffuse nel mondo, in tutte le forme multimedia, per presentare la bellezza, la verità e la profondità della fede cristiana agli uomini e alle donne del nostro tempo.

Il Santuario di Altötting - Germania

24 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

Altötting è il più importante centro della pietà mariana nella Germania meridionale. La nostra cara Signora di Altötting. L’immagine della Madonna, venerata sotto questo titolo in quel Santuario, è una statua di stile gotico, della prima metà del quattordicesimo secolo, e presenta Maria col Bambino Gesù in braccio.
Secondo la tradizione del luogo, la devozione popolare verso quella sacra immagine cominciò nel 1489, quando un bambino di tre anni, annegato nel fiume che là scorre, tornò in vita per intercessione della Madonna di Altötting. L’aiuto materno di Maria in favore di una famiglia provata, diede inizio alla interminabile processione di pellegrini, che, ormai da 500 anni, affluiscono a quel Santuario per venerare la Madre di Gesù, per affidare a lei gioie e pene, difficoltà e sofferenze. Dopo quel primo visibile segno di grazia la Madonna di Altötting ha elargito innumerevoli altre grazie visibili e invisibili nel corso dei secoli ai moltissimi fedeli che in quel luogo sacro hanno visto esaudite le loro preghiere, hanno ripreso coraggio per la loro fede, e trovato sollievo nelle loro prove.

[Angelus, 24 gennaio 1988]

lunedì 23 agosto 2010

23 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

Rivolgiamo il nostro pensiero al santuario di Fatima in Portogallo. Come sapete, ricorre quest’anno il 70° anniversario delle apparizioni della Madonna ai tre fanciulli. Ho avuto la gioia di recarmi personalmente in pellegrinaggio, il 13 maggio 1982, a quel glorioso e celebre luogo mariano, meta di folle innumerevoli provenienti da tutto il mondo. Vi sono andato “con la corona del rosario in mano, il nome di Maria sulle labbra e il cantico della misericordia nel cuore”, come dissi nella veglia di preghiera che si svolse in quella circostanza a Fatima. Nell’omelia della Messa ricordai poi che, secondo l’insegnamento costante della Chiesa, la rivelazione di Dio è portata a compimento in Gesù Cristo, il quale ne è la pienezza, e che le rivelazioni private devono essere valutate alla luce di tale rivelazione pubblica. Ciò che ha indotto la Chiesa ad accogliere il messaggio di Fatima è soprattutto la constatazione della sua conformità con l’insegnamento del Vangelo. Il nucleo essenziale del messaggio di Fatima è la chiamata alla conversione e alla preghiera, ciò che costituisce appunto l’insistente invito di Cristo nel Vangelo.

[Angelus, 26 luglio 1987]

domenica 22 agosto 2010

22 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

«O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, chi mai ha potuto conoscere il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo, sì che abbia a riceverne il contraccambio? Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli» (Rm 11,33-36).
Quest’inno, è risuonato ininterrottamente nel Cuore di Maria durante il tempo della sua vita terrena e perdura in modo incomparabile nell’eternità che l’ha accolta attraverso il mistero dell’Assunzione. Di questa elevazione di Maria ci parla la recente solennità dell’Assunzione, come anche la liturgia di oggi del suo “incoronamento” nella gloria: memoria della Beata Vergine Regina. Non si è avverata proprio in lei - e soprattutto in lei - la verità secondo cui “servire” Dio vuol dire “regnare”?

[Angelus, 23 agosto 1981]

sabato 21 agosto 2010

"Aurora": Raccolta di pensieri









Non cadiamo nei tranelli....

Rafforziamo la nostra Fede, alla Luce dello Spirito Santo e invocando Maria SS. Madre della Pentecoste...non cadiamo come fragile preda nella rete dei falsi...

"Signore perdona loro perchè non sanno quello che dicono"

Attenzione ai tanti falsi sapienti che definendosi "liberi pensatori", "detentori di verità" senza fondamento e quant'altro, oggi minacciano la Chiesa, sposa di Cristo, depositaria del Vero Amore.Non si può escludere che la stessa Chiesa è stata, è e sarà rappresentata da "uomini" che possono cadere e cadono nel peccato e tradiscono la legge dell'Amore. Ma stiamo attenti...nella Chiesa ci sono stati, ci sono e ci saranno sempre uomini e donne veramente TESTIMONI DELL' AMORE DI GESU'. Non si faccia di una parte l'intero! E' un grosso peccato! perchè non condannando e gettando "fango",...ma amando ed aiutando con la correzione fraterna coloro che cadono nella tentazione, applichiamo la legge dell' Amore.
Il pericolo è grande perchè si rischia di porre in contrapposizione il primo con il secondo comandamento: non si può dire di amare Dio e condannare il prossimo...Questo non è l' Amore di cui parla Gesù, di cui parla l'intera Sacra Scittura.

ATTENZIONE AI FALSI PROFETI!

21 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

Vorrei invitarvi a volgere il pensiero al Santuario di Lourdes, sulle rive del fiume Gave, dove la Madonna apparve nel 1858, raccomandando penitenza e preghiera, specialmente per i peccatori. Tale grandioso santuario mariano, meta di numerosi pellegrinaggi, ci parla di due cose: del mistero dell’Immacolata Concezione e dell’amore misericordioso dedito all’alleviamento delle sofferenze umane, sia fisiche che morali. E questi due valori sono strettamente connessi. Lourdes, infatti, è un invito a prender coscienza delle drammatiche necessità del cuore umano e a dedicarsi con generosità al servizio dei poveri, dei malati, dei sofferenti, alla redenzione dei peccatori. Ma chi ci rivolge questo richiamo?
È la misteriosa presenza di Maria. Maria è un veicolo eccellente e unico della redenzione di Cristo: è un canale privilegiatissimo della sua grazia, una via di elezione per mezzo della quale la grazia giunge agli uomini con un’abbondanza straordinaria e meravigliosa. Dovunque è presente Maria, lì la grazia abbonda, e lì avviene la guarigione dell’uomo: guarigione nel corpo e nello spirito.

[Angelus, 19 luglio 1987]

venerdì 20 agosto 2010

La Voce del Silenzio - Andrea Bocelli


Nel silenzio...la grande voce dell'amore lontano...ma che sempre vive ed è presente...è la legge del vero Amore

20 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

Oggi ci rechiamo in spirituale pellegrinaggio a un Santuario legato alla memoria della Natività della Vergine santissima. Una tradizione antica, di cui c’è traccia in un apocrifo del II secolo, il Protovangelo di Giacomo, situa in Gerusalemme, presso il tempio, la casa nella quale la Vergine è nata. I cristiani, dal V secolo in poi, hanno celebrato la memoria della nascita di Maria nella grande chiesa costruita dirimpetto al tempio, sulla piscina Probatica, dove Gesù aveva guarito il paralitico.
Qualunque sia la verità storica, rimane il fatto che in quel luogo, fin dalle origini, si venera la memoria della natività della Madre del Redentore. Nel corso dei secoli vi sono giunti numerosi pellegrini per venerare Maria santissima e per implorarne la materna intercessione, facendo proprio il suo Magnificat; hanno trovato in lei il modello di ogni vero pellegrinaggio, che è sempre un cammino di fede, un itinerario spirituale nel continuo, fedele ascolto della parola di Dio.

[Angelus, 5 luglio 1987]

giovedì 19 agosto 2010

19 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

I Santuari Mariani di tutte le diocesi, sono meta privilegiata dei pellegrinaggi dei fedeli. Essi sono luoghi che testimoniano la particolare presenza di Maria nella vita della Chiesa. Essi fanno parte del patrimonio spirituale e culturale di un popolo e possiedono una grande forza attrattiva e irradiante. In essi - come ho rilevato nell’Enciclica Redemptoris Mater - “non solo individui o gruppi locali, ma a volte intere nazioni e continenti cercano l’incontro con la Madre del Signore, con Colei che è beata perché ha creduto” (n. 28). Per questo, ho aggiunto che si potrebbe forse parlare di una “specifica “geografia” della fede e della pietà mariana, che comprende tutti questi luoghi di particolare pellegrinaggio del Popolo di Dio, il quale cerca l’incontro con la Madre di Dio per trovare, nel raggio della materna presenza di “Colei che ha creduto”, il consolidamento della propria fede”. I Santuari Mariani sono come la casa della Madre, tappe di sosta e di riposo nella lunga strada che porta a Cristo; sono delle fucine, dove, mediante la fede semplice e umile dei «poveri in spirito» (cfr. Mt 5,3), si riprende contatto con le grandi ricchezze che Cristo ha affidato e donato alla Chiesa, in particolare i Sacramenti, la grazia la misericordia la carità verso i fratelli sofferenti e infermi.



[Angelus, 21 giugno 1987]

mercoledì 18 agosto 2010

"Aurora": Raccolta di pensieri

                                                                                                 

18 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

«Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?» (1Cor 10,16). Così, se vogliamo essere vicini a Gesù, dobbiamo accostarci all’altare del sacrificio; dobbiamo amare Cristo nell’Eucaristia in modo fervido e reverente.
L’Eucaristia è la sorgente di tutte le virtù. È il cibo spirituale per la nostra vita quotidiana. È la principale fonte di vita e di amore per la famiglia cristiana. Essa ci dona un preannuncio dell’eterna felicità di cui godremo quando saremo infine ammessi nel regno dei cieli. Come è meraviglioso il mistero di Dio che dimora in mezzo a noi! Il mistero dell’incarnazione, il mistero dell’Eucaristia! Il mistero di Cristo presente fra noi ci fa glorificare il nome di Dio. Ci uniamo con gioia alla Vergine Maria nel suo inno di lode: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore” (Lc 1,46-47). Insieme a Maria e a tutti gli angeli e i santi, rendiamo grazie a Dio per la santa Eucaristia.

[Angelus, 18 agosto 1985]

martedì 17 agosto 2010

17 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

Assieme alla Madre del nostro Salvatore eleviamo le nostre mani e i nostri cuori a Dio in lode e ringraziamento, e in amorosa contemplazione del mistero della divina provvidenza. Quando Maria accettò di divenire la Madre di Dio, quando disse «Avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38), il Verbo fu fatto carne, l’eterna e divina parola di Dio si fece uomo nel suo grembo. E la storia dell’umanità ne fu totalmente sconvolta. Il mondo non sarebbe mai più stato lo stesso.
Dio si era incarnato nell’uomo. Gesù era divenuto nostro fratello, un uomo simile a noi in tutto eccetto che nel peccato. Il mistero dell’incarnazione, il mistero di Dio fatto uomo, ci aiuta a comprendere il mistero dell’Eucaristia. Perciò quanto ebbe inizio nella città di Nazaret grazie alla generosità della beata Vergine, non ebbe termine con la morte e la risurrezione di Cristo. No, Cristo continua a essere nel mondo per mezzo della Chiesa, e specialmente attraverso la sacra liturgia. Quando si annuncia la parola di Dio a messa, è Cristo stesso che parla al suo popolo.

[Angelus, 25 settembre 1983]

lunedì 16 agosto 2010

16 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

«Ha posato lo sguardo sulla povertà della sua serva... Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,48a.52). Con queste parole la Vergine esalta la sapienza divina, che si compiace degli umili e confonde chi confida unicamente nelle proprie sicurezze. Il “povero” è colui che aderisce con tutto il cuore al Signore, obbedendo alla sua volontà, espressa in concreto nella Legge di Mosè. La povertà concepita a questo modo non si riduceva a un vacuo intimismo, capace di eludere i doveri della giustizia sociale. Al contrario, l’osservanza della Legge mosaica produceva effetti visibili di fraternità. Difatti essa faceva l’obbligo pressante di soccorrere l’indigente, la vedova, l’orfano, lo schiavo, lo straniero; prevedeva inoltre il condono dei debiti in occasione dell’anno sabbatico e giubilare. Maria, scrive il Concilio Vaticano II, “primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali attendono e ricevono da lui la salvezza” (Lumen Gentium, 55). L’Annunciazione è il documento emblematico della Vergine come creatura “povera nello spirito”, che col suo “fiat” si apre in docilità perfetta alla volontà di Dio (Lc 1,49a-52.54). Sino al giorno del suo transito alla gloria celeste, la povertà di Maria consisterà nella dedizione generosa alla persona e all’opera del Figlio. E sempre nel chiaroscuro della fede!

[Angelus, 25 settembre 1983]

domenica 15 agosto 2010

Assunzione della Beata Vergine Maria: Maria, l'Ambasciatrice di Dio



Soffermandosi su Maria SS. il cuore non può che vibrare di grande commozione. Madre, Maestra, Testimonianza, Sorgente inesauribile di Amore,... che si fa "Stella Polore" per ciascun uomo, donna...creatura di questo grande mondo

15 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II


La festa dell’Assunzione di Maria al cielo celebra il mistero dell’immediata glorificazione personale della Madre e Cooperatrice del Redentore, subito dopo il corso della sua vita terrena. L’immacolata Vergine di Nazaret non solamente costituisce il membro iniziale e perfetto della Chiesa della storia, ma con la sua immediata glorificazione rappresenta anche l’inizio e l’immagine perfetta della Chiesa dell’età futura. L’Assunta ha, nel tempo e nella storia, il valore di un segno escatologico per la speranza del Popolo di Dio in cammino, finché non si compirà il giorno del Signore. Indicandola come inizio e immagine della Chiesa della gloria finale, il Concilio ci ha voluto dire che con l’Assunta s’è già iniziata la parusia della Chiesa, la manifestazione cioè del corpo mistico nella sua realtà compiuta e perfetta.

Nel piano salvifico di Dio, questo evento, che per alcuni aspetti è singolare, ha finalità di segno per l’intero popolo di Dio: segno di speranza sicura per il conseguimento completo del Regno di Dio.



[Angelus, 21 agosto 1983]

sabato 14 agosto 2010

14 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

          S. Massimiliano Maria Kolbe
La vigilia della festa dell’Assunzione al cielo della Beata Vergine Maria è stata celebrata, fin dall’antichità, in varie forme, ma sempre con grande solennità. Il mistero escatologico con il quale si è concluso il cammino storico di Maria, presenta due aspetti fondamentali: quello che fa riferimento alla sua persona, e quello che si riferisce al Cristo e alla sua opera.
Sotto il profilo personale, l’Assunzione significa per Maria il punto di arrivo della missione da lei svolta nel piano salvifico di Dio e il coronamento di tutti i suoi privilegi. Sotto il profilo cristologico, la gloria dell’Assunzione e della Regalità di Maria rappresenta la piena attuazione di quell’unico decreto di predestinazione che lega la vita, i privilegi, la cooperazione di Maria, non solamente alla vita e all’opera storica di Cristo, ma anche alla sua regalità e gloria di Signore. L’Assunzione è la conclusione escatologica di quella progressiva conformazione a Cristo che, nelle tappe del cammino storico di Maria, si è espressa attraverso il travaglio della sua fede, della sua speranza, del suo amore, della sua piena accettazione e disponibilità alla volontà salvifica di Dio, del suo servizio generoso e responsabile all’opera redentrice del Figlio.


[Angelus, 14 agosto 1983]

venerdì 13 agosto 2010

Maria Assunta in cielo- dogma di fede

13 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

“Consolatrice degli afflitti”: ecco un’altra dimensione della presenza materna di Maria nella Chiesa e nel mondo. La consolazione, secondo gli insegnamenti dell’Antico Testamento, ha la sua origine in Dio, il quale la effonde su tutte le creature… Con l’opera redentrice di Cristo, nasce una nuova Gerusalemme, cioè la Chiesa. In questa famiglia l’amore di Dio, divenuto palpabile nel cuore di Cristo, consola, quasi accarezzandolo sulle ginocchia, ogni uomo che viene a questo mondo. E parlando della Chiesa, il discorso tocca singolarmente la Santa Vergine, che è Madre della Chiesa e modello perfetto dei discepoli del Signore. Con la stessa sovrabbondante carità, con la quale ella si prende cura dei fratelli del Figlio suo, Dio, “ricco di misericordia”, ci dona, per così dire, la rifrazione materna della sua consolazione. Come ho scritto nell’enciclica “Dives in misericordia”: “Appunto da questo amore “misericordioso”, che viene manifestato soprattutto a contatto con il male morale e fisico, partecipava in modo singolare ed eccezionale il cuore di colei che fu Madre del Crocifisso e del Risorto... Per venerare degnamente la Santa Vergine quale “Madre di consolazione”, dobbiamo presentare noi stessi al mondo come segni trasparenti della consolazione di Dio.

[Angelus, 18 settembre 1983]

giovedì 12 agosto 2010

12 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

Noi invochiamo la Santa Vergine come “Sede della Sapienza”. Ma che cos’è la Sapienza? O, meglio, chi è la Sapienza? In alcuni testi dell’Antico Testamento, elaborati specialmente dopo l’esilio babilonese, la Sapienza viene identificata con la Legge di Mosè, anzi con il complesso delle Sacre Scritture... Il messaggio del Nuovo Testamento insegna che Cristo è “Sapienza di Dio”. Nella sua Persona, nelle sue parole e nei suoi gesti il Padre rivela in maniera definitiva qual è il suo progetto di redenzione. È un piano difficile a capirsi, perché passa attraverso lo scandalo della sofferenza e della Croce. Maria Santissima è “Sede della Sapienza” in quanto accolse Gesù, Sapienza incarnata, nel cuore e nel grembo. Col “fiat” dell’Annunciazione, ella accettò di servire la volontà divina, e la Sapienza pose dimora nel suo seno, facendo di lei una sua discepola esemplare. La Vergine fu beata non tanto per aver allattato il Figlio di Dio, quanto piuttosto per aver nutrito se stessa col latte salutare della Parola di Dio. A imitazione di Maria, il cuore di ogni credente si trasforma in abitacolo di Cristo-Sapienza.

[Angelus, 4 settembre 1983]

mercoledì 11 agosto 2010

LA DONNA NERA di WOIJTYLA

11 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

«L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva... Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente».

Già nell’antica alleanza, gioia e rendimento di grazie sono la risposta consueta di tutto il popolo o di qualcuno dei suoi membri, quando Jahvè interviene in loro favore. Fioriscono così, nella letteratura dell’Antico Testamento, cantici di ringraziamento, da parte sia dell’intera assemblea di Israele sia di persone singole.

E la preghiera dei salmi, che serviva in gran parte per il culto liturgico, educava il popolo eletto e ciascuno dei suoi componenti a “magnificare” e “ringraziare” il Signore, per le “meraviglie” operate in loro soccorso. Fra gli oranti del Nuovo Testamento, occupa il primo posto Maria, che scioglie il suo inno di grazie, cioè il “Magnificat”….La contemplazione della Vergine santissima ringiovanisca la nostra gioia e la renda operosa.

[Angelus, 28 agosto 1983]

martedì 10 agosto 2010

"Aurora": Raccolta di pensieri

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10 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

L’evangelista Giovanni alla luce della Redenzione operata da Cristo rilegge i temi preparati dall’Antica alleanza. Gesù, con la sua morte, è Colui che raduna nell’unità i dispersi figli di Dio.
I “dispersi”, ora, sono tutti gli uomini, in quanto vittime del maligno, che rapisce e disperde.
Essi, pero possono diventare “figli di Dio”, se accolgono Cristo e la sua Parola . E Cristo raduna l’umanità dispersa in un altro Tempio, cioè la sua stessa persona, che rivela il Padre e porta gli uomini all’unione perfetta con lui. E la vera Gerusalemme è formata dal gregge dei suoi discepoli, cioè dalla Chiesa, nella quale Gesù conduce Ebrei e Gentili. Di questa Nuova Gerusalemme Maria è Madre. “Ecco i tuoi figli radunati insieme”, dice il profeta all’antica Gerusalemme.
«Donna, ecco il tuo figlio», dice Gesù a sua Madre, quando dalla Croce le affida il discepolo amato (Gv 19,26), il quale rappresentava tutti i suoi discepoli di ogni tempo.

[Angelus, 7 agosto 1983]

lunedì 9 agosto 2010

"Aurora": Raccolta di pensieri

09 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

     Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), Martire

“Anche la Beata Vergine - insegna il Concilio Vaticano II - avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla Croce” (Lumen Gentium, 58*). L’episodio del ritrovamento nel Tempio dimostra che ella non sempre e non subito poteva capire il comportamento del Figlio. Difatti Luca annota che tanto lei quanto Giuseppe non compresero la risposta di Gesù.
Malgrado ciò, Maria «conservava tutte queste cose nel suo cuore» (Lc 2,51).
Verranno poi i giorni, in cui Gesù preannuncia la sua morte e risurrezione come un disegno di cui avevano parlato le Scritture. Ella, certamente, come vera “Figlia di Sion”, avrà guardato alla missione dolorosa del Figlio con le risorse che le venivano dalla fede. L’atteggiamento di Maria ispira la nostra fede. Quando soffiano le tempeste e tutto sembra naufragare, ci sorregga la memoria di quanto il Signore ha fatto in passato. Ripensiamo, anzitutto, la morte e risurrezione di Gesù: e poi le innumerevoli liberazioni che Cristo ha operato nella storia della Chiesa, nel mondo, e in quella nostra di singoli credenti.

[Angelus, 31 luglio 1983]


*Maria e la vita pubblica di Gesù

58. Nella vita pubblica di Gesù la madre sua appare distintamente fin da principio, quando alle nozze in Cana di Galilea, mossa a compassione, indusse con la sua intercessione Gesù Messia a dar inizio ai miracoli (cfr. Gv 2 1-11). Durante la predicazione di lui raccolse le parole con le quali egli, mettendo il Regno al di sopra delle considerazioni e dei vincoli della carne e del sangue, proclamò beati quelli che ascoltano e custodiscono la parola di Dio (cfr Mc 3,35; Lc 11,27-28), come ella stessa fedelmente faceva (cfr. Lc 2,19 e 51). Così anche la beata Vergine avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette (cfr. Gv 19,25), soffrendo profondamente col suo Unigenito e associandosi con animo materno al suo sacrifico, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente dallo stesso Gesù morente in croce fu data quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio (cfr. Gv 19,26-27

domenica 8 agosto 2010

08 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

«Quando Maria e Giuseppe ritrovarono il Fanciullo Gesù nel Tempio, dopo tre giorni di trepida ricerca, sua madre non poté trattenere questo amorevole lamento: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».
È confortante per noi sapere che anche la Madonna chiese un “perché” a Gesù, in una circostanza di intensa sofferenza. Da quelle pagine venerande apprendiamo che sovente il popolo di Dio, oppure qualcuno dei suoi membri, che attraversa prove cruciali, in simili frangenti, una domanda affiora: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?», «Perché dormi, Signore... perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione?» (Sal 22,2; 44,24a.25). Per rispondere a questo “perché” umanissimo, l’orante dei Salmi si volge al passato d’Israele, rimedita la storia dei Padri, specialmente l’esodo dall’Egitto, e ne ricava la seguente lezione: anch’essi furono saggiati come oro nel fuoco, eppure il Signore li salvò in tanti modi e per vie spesso inattese; e siccome il Signore è fedele, anche adesso, come allora, donerà la salvezza nel modo e nel tempo che a lui piacerà.
[Angelus, 31 luglio 1983]

sabato 7 agosto 2010

07 agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

«Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19 Lc 2,51).
Così l’evangelista Luca rende testimonianza alla contemplazione di Maria, che conservava il ricordo dell’infanzia di Gesù. Anche in questo, la Vergine mostra di aver ereditato la fede dell’antico Israele, sollecitato da Dio a “ricordare nel proprio cuore” quanto egli ha compiuto in suo favore.
Dobbiamo però notare che lo scopo della “memoria”, secondo la Bibbia, è essenzialmente dinamico, attualizzante: sospinge in avanti. E il motivo è questo: ciò che Dio ha operato in passato per soccorrere il suo popolo, è garanzia che egli si comporterà allo stesso modo nelle circostanze presenti e in quelle future, poiché eterno e immutabile è il suo amore. Perciò anche Maria santissima di fronte agli eventi e alle parole di Gesù, esercita una memoria attiva. Da una parte, infatti, ella ne “conserva” il ricordo; dall’altra, però, si studia di approfondirne l’intelligenza, “ponendoli a confronto”, ossia cercando di capirne il senso giusto, di darne l’interpretazione esatta.
Anche la Chiesa rivive l’esempio di Maria, facendo memoria incessante di quanto disse e fece il suo Signore.

venerdì 6 agosto 2010

L'Imitazione di Cristo

Capitolo XX

L'AMORE DELLA SOLITUDINE E DEL SILENZIO

Cerca il tempo adatto per pensare a te e rifletti frequentemente sui benefici che vengono da Dio. Tralascia ogni cosa umanamente attraente; medita argomenti che ti assicurino una compunzione di spirito, piuttosto che un modo qualsiasi di occuparti. Un sufficiente spazio di tempo, adatto per dedicarti a buone meditazioni, lo troverai rinunciando a fare discorsi inutilmente oziosi e ad ascoltare chiacchiere sugli avvenimenti del giorno. I più grandi santi evitavano, per quanto possibile, di stare con la gente e preferivano stare appartati, al servizio di Dio. E' stato detto: ogni volta che andai tra gli uomini ne ritornai meno uomo di prima (Seneca, Epist. VII, 3). E ne facciamo spesso esperienza, quando stiamo a lungo a parlare con altri. Tacere del tutto è più facile che evitare le intemperanze del discorrere, come è più facile stare chiuso in casa che sapersi convenientemente controllare fuori casa. Perciò colui che vuole giungere alla spiritualità interiore, deve, insieme con Gesù, ritirarsi dalla gente. Soltanto chi ama il nascondimento sta in mezzo alla gente senza errare; soltanto chi ama il silenzio parla senza vaneggiare; soltanto chi ama la sottomissione eccelle senza sbagliare; soltanto chi ama obbedire comanda senza sgarrare; soltanto colui che è certo della sua buona coscienza possiede gioia perfetta.

Però, anche nei santi, questo senso di sicurezza ebbe fondamento nel timore di Dio. Essi brillarono per straordinarie virtù e per grazia, ma non per questo furono meno fervorosi e intimamente umili. Il senso di sicurezza dei cattivi scaturisce, invece, dalla superbia e dalla presunzione; e , alla fine, si muta in inganno di se stessi. Non sperare di avere sicurezza in questo mondo, anche se sei ritenuto buon monaco o eremita devoto; spesso, infatti, coloro che sembravano eccellenti agli occhi degli uomini sono stati messi nelle più gravi difficoltà. Per molte persone è meglio dunque non essere del tutto esenti da tentazioni ed avere sovente da lottare contro di queste, affinché non siamo troppo sicure di sé, non abbiamo per caso a montare in superbia o addirittura a volgersi sfrenatamente a gioie terrene. Quale buona coscienza manterrebbe colui che non andasse mai cercando le gioie passeggere e non si lasciasse prendere dal mondo! Quale grande pace, quale serenità avrebbe colui che sapesse stroncare ogni vano pensiero, meditando soltanto intorno a ciò che attiene a Dio e alla salute dell'anima, e ponendo ben fissa ogni sua speranza in Dio! Nessuno sarà degno del gaudio celeste, se non avrà sottoposto pazientemente se stesso al pungolo spirituale. Ora, se tu vuoi sentire dal profondo del cuore questo pungolo, ritirati nella tua stanza, lasciando fuori il tumulto del mondo, come sta scritto: pungolate voi stessi, nelle vostre stanze (Sal 4,4). Quello che fuori, per lo più, vai perdendo, lo troverai nella tua cella; la quale diventa via via sempre più cara, mentre reca noi soltanto a chi vi sta di mal animo. Se, fin dall'inizio della tua venuta in convento, starai nella tua cella, e la custodirai con buona disposizione d'animo, essa diventerà per te un'amica diletta e un conforto molto gradito.

Nel silenzio e nella quiete l'anima devota progredisce e apprende il significato nascosto delle Scritture; nel silenzio e nella quiete trova fiumi di lacrime per nettarsi e purificarsi ogni notte, e diventa tanto più intima al suo creatore quanto più sta lontana da ogni chiasso mondano. Se, dunque, uno si sottrae a conoscenti e ad amici, gli si farà vicino Iddio, con gli angeli santi. E' cosa migliore starsene appartato a curare il proprio perfezionamento, che fare miracoli, dimenticando se stessi. Cosa lodevole, per colui che vive in convento, andar fuori di rado, evitare di apparire, persino schivare la gente. Perché mai vuoi vedere ciò che non puoi avere? "Il mondo passa, e passano i suoi desideri" (1Gv 2,17). I desideri dei sensi portano a vagare con la mente; ma, passato il momento, che cosa ne ricavi se non un peso sulla coscienza e una profonda dissipazione? Un'uscita piena di gioia prepara spesso un ritorno pieno di tristezza; una veglia piena di letizia rende l'indomani pieno di amarezza; ogni godimento della carne penetra con dolcezza, ma alla fine morde e uccide. Che cosa puoi vedere fuori del monastero, che qui tu non veda? Ecco, qui hai il cielo e la terra e tutti glie elementi dai quali sono tratte tutte le cose. Che cosa altrove potrai vedere, che possa durare a lungo sotto questo sole? Forse credi di poterti saziare pienamente; ma a ciò non giungerai. Ché, se anche tu vedessi tutte le cose di questo mondo, che cosa sarebbe questo, se non un sogno senza consistenza? Leva i tuoi occhi in alto, a Dio, e prega per i tuoi peccati e per le tue mancanze. Lascia le vanità alla gente vana; e tu attendi invece a quello che ti ha comandato Iddio. Chiudi dietro di te la tua porta, chiama a te Gesù, il tuo diletto, e resta con lui nella cella; ché una sì grande pace altrove non la troverai. Se tu non uscirai e nulla sentirai dal chiasso mondano, resterai più facilmente in una pace perfetta. E poiché talvolta sentire cose nuove reca piacere, occorre che tu sappia sopportare il conseguente turbamento dell'animo.

RIFLESSIONI E PRATICHE

La solitudine esteriore non è sufficiente per liberare il cuore dalle creature, perché lo si potrebbe occupare nell'amore di se stesso: onde le si deve unire quella interiore che consiste nello spirito di raccoglimento e nello spirito di preghiera, che è necessario a tutti i cristiani, e non solo ai religiosi. Un'anima perfettamente raccolta cerca e trova solamente in Dio quel gaudio santo che non può trovare in nessun'altra creatura. Il pensiero continuo della presenza di Dio genera il vivo desiderio di compiacerlo e di rendersi degno dell'amor suo, le occupa interiormente il cuore. Allora ella gusta la solitudine, ama quale pascolo salutare la 1ettura dei libri di pietà, e la dolce pratica della preghiera, non si stanca di parlare al suo Dio e sospira continuamente il momento fortunato di poterlo vedere, amare e possedere per tutta l'eternità in cielo.

06 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

La liturgia celebra oggi la festa della Trasfigurazione del Signore sul monte Tabor.


Di questo messaggio evangelico fu testimone intrepido ed annunciatore instancabile il Papa Paolo VI, che proprio il 6 agosto 1978, domenica della Trasfigurazione, veniva chiamato dalla luce di questo a quella del cielo. Si può dire che la festa della Trasfigurazione abbia segnato in modo singolare, quasi profetico, il servizio ecclesiale di quel grande Pontefice, tanto che egli si potrebbe definire “il Papa della Trasfigurazione”. Si può dire che tutta la sua vita fu una continua trasfigurazione alla scuola del Signore Gesù Cristo «luce del mondo» (Gv 8,12). Paolo VI infatti non si stancò di mettere in guardia i fedeli contro le tentazioni di rendere opaco lo spirito, sottomettendolo al dominio dei sensi. Alla luce del Risorto e della Vergine assunta, egli inculcò negli animi l’amore alla Chiesa, trasparenza di Dio sulla terra, la forza della verità che ci rende liberi, e il gusto della bellezza di chi sa riscattare il proprio corpo dalla corruzione del peccato con l’aiuto della grazia dei sacramenti; di chi sa ridare dignità alla propria persona per conseguire titolo all’immortalità sovrumana della risurrezione e della vita eterna.

[Angelus, 6 agosto 1989]

giovedì 5 agosto 2010

05 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

«Quanto egli vi dirà, fatelo».

La spiritualità dell’Antico Testamento può metterci sulla strada per individuare l’origine remota di questa esortazione di Maria. Al Monte Sinai, infatti, il Signore, mediante Mosè, invitò il popolo di Israele ad entrare nella sua alleanza. In risposta all’offerta divina, tutto il popolo esclamò ad una sola voce: «Quanto il Signore ha detto, noi lo faremo». Si può affermare che ogni generazione del popolo eletto abbia fatto memoria di quella pronta dichiarazione di obbedienza, pronunciata “nel giorno dell’assemblea”, ai piedi del Sinai. Ripensando ad essa, Israele amava ritrovare la freschezza del primo amore. Difatti il contenuto della stessa frase era ripetuto puntualmente ogni volta che il popolo, guidato dai suoi capi, rinnovava gli obblighi dell’alleanza sinaitica, lungo la storia dell’Antico Testamento.

Oggi, i servi delle nozze siamo noi. La Vergine non cessa di ripetere a ciascuno di noi, suoi figli e figlie, ciò che disse a Cana. Quell’avviso si potrebbe chiamare il suo testamento spirituale. È, infatti, l’ultima parola che i Vangeli ci hanno consegnato di lei, Madre Santa. Raccogliamola e custodiamola nel cuore.

[Angelus, 17 luglio 1983]

mercoledì 4 agosto 2010

L'Imitazione di Cristo

Capitolo XIX
COME SI DEVE ADDESTRARE COLUI CHE SI E' DATO A DIO

  • La vita di colui che si è dato a Dio deve essere rigogliosa di ogni virtù, cosicché, quale egli appare esteriormente alla gente, tale sia anche interiormente. Anzi, e a ragione, di dentro vi deve essere molto più di quanto appare di fuori; giacché noi siamo sotto gli occhi di Dio, e a lui dobbiamo sommo rispetto, ovunque ci troviamo; Dio, dinanzi al quale dobbiamo camminare puri come angeli. Ogni giorno dobbiamo rinnovare il nostro proposito e spronare noi stessi al fervore, come fossimo appena venuti, oggi, alla vita del monastero. Dobbiamo dire: aiutami, Signore Iddio, nel mio buon proposito e nel santo servizio che ti è dovuto; concedimi di ricominciare oggi radicalmente, perché quel che ho fatto fin qui è nulla. Il nostro progresso spirituale procede di pari passo con il nostro proposito. Grande vigilanza occorre per chi vuol avanzare nel bene; ché, se cade spesso colui che ha forti propositi, che cosa sarà di colui che soltanto di rado si propone alcunché, e con poca fermezza? Svariati sono i modi nei quali ci accade di abbandonare il nostro proposito; anche la semplice omissione di un solo esercizio di pietà porta quasi sempre qualche guasto. In verità, la fermezza di proposito dei giusti dipende, più che dalla loro saggezza, dalla grazia di Dio, nel quale essi ripongono la loro fiducia, qualunque meta riescano a raggiungere, giacché l'uomo propone ma chi dispone è Dio, le cui vie noi non conosciamo. Se talvolta, per fare del bene o per essere utili ai fratelli, si omette un abituale esercizio di pietà, esso potrà facilmente essere recuperato più tardi; che se, invece, quasi senza badare, lo si tralascia per malavoglia o negligenza, ciò costituisce già una colpa, e deve essere sentito come una perdita

  • Per quanto ci mettiamo tutto l'impegno possibile, sarà facile che abbiamo a cadere ancora, in varie occasioni. Tuttavia dobbiamo fare continuamente qualche proponimento preciso, specialmente in contrapposto a ciò che maggiormente impedisce il nostro profitto spirituale. Cose esterne e cose interiori sono necessarie al nostro progresso spirituale, perciò, le une come le altre, dobbiamo esaminarle attentamente e metterle nel giusto ordine. Se non riesci a stare sempre concentrato in te stesso, raccogliti di tempo in tempo, almeno una volta al giorno, la mattina o la sera: la mattina per fare i tuoi propositi, la sera per esaminare come ti sei comportato, cioè come sei stato, nelle parole, nonché nei pensieri, con i quali forse hai più spesso offeso Dio o il prossimo. Armati, come un soldato, contro le perversità del diavolo. Tieni a freno la gola; così terrai più facilmente a freno ogni altra cattiva tendenza del corpo. Non stare mai senza far nulla: sii occupato sempre, a leggero o a scrivere, a pregare o a meditare, o a fare qualche lavoro utile per tutti. Gli esercizi corporali di ciascuno siano compiuti separatamente; né tutti possono assumersene ugualmente. Se non sono esercizi di tutta la comunità, non devono essere palesati a tutti, giacché ciò che è personale si fa con maggior profitto nel segreto. Tuttavia guarda di non essere tardo alle pratiche comunitarie; più pronto, invece, a quelle tue proprie. Che, compiuto disciplinatamente e interamente il dovere imposto, se avanza tempo, ritornerai a te stesso, come vuole la tua devozione personale. Non è possibile che tutti abbiano a fare il medesimo esercizio, giacché a ciascuno giova qualcosa di particolare. E poi si amano esercizi diversi secondo i momenti: alcuni ci sono più graditi nei giorni di festa, altri nei giorni comuni. Inoltre, nel momento della tentazione e nel momento della pacifica tranquillità, abbiamo bisogno di esercizi ben diversi. Infine quando siamo nella tristezza ci piace pensare a certe cose; ad, invece quando siamo nella Letizia del Signore.

  • Nelle feste più solenni dobbiamo rinnovare gli esercizi di pietà ed implorare con fervore più grande l'aiuto dei santi. I nostri proponimenti devono andare da una ad altra festività, come se in quel punto dovessimo lasciare questo mondo e giungere alla festa eterna. Per questo, nei periodi di particolare devozione, dobbiamo prepararci con cura, e mantenerci in più grande pietà, attenendoci più rigorosamente ai nostri doveri, quasi stessimo per ricevere da Dio il premio delle nostre fatiche. Che se tale premio sarà rimandato, dobbiamo convincerci che non eravamo pienamente preparati e che non eravamo ancora degni della immensa gloria, che ci sarà rivelata (Rm 8,18) nel tempo stabilito; e dobbiamo fare in modo di prepararci meglio alla morte. "Beato quel servo - dice Luca evangelista - che il padrone, al suo arrivo, avrà trovato sveglio e pronto. In verità vi dico che gli darà da amministrare tutti i suoi beni" (Lc 12,44; cfr. Lc 12,37).
 RIFLESSIONI E PRATICHE
Il desiderio vivo e costante di morire a se medesimo e di vivere soltanto in Dio e per Dio, ha la forza di farci eseguire quello che si richiede da noi, perché sempre si riesce a fare quel che veramente si vuole. Ogni nostra rovina procede da ciò: che noi vogliamo e desideriamo debolmente di piacere a Dio, mentre desideriamo vivamente di accontentare noi stessi; vorremmo darci a Dio, ma non lo si vuol fare subito; lo si desidera nel tempo della preghiera e della Comunione ma non nelle tentazioni e nei divertimenti; si vuole solo in parte ma non generosamente. Nei primi tempi della sua conversione ,S. Agostino desiderava la castità, ma siccome non la desiderava ardentemente, per il dispiacere che provava nel doversi distaccare dai piaceri del senso, chiedeva a Dio quel dono, ma con interno desiderio che non glielo impartisse presto. Per questa debolezza o incostanza di desideri ne segue una vita che è simile ad una catena intrecciata di santi desideri e di cattivi affetti, di promesse e di infedeltà. Chi desidera di salvarsi in questo modo non lo desidera come si deve.

04 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

I libri sacri dell’Antico Testamento esprimono di continuo questa gaudiosa certezza: Dio è in mezzo al suo popolo; egli ha scelto Israele come luogo della sua abitazione. La Dimora del Signore fra il popolo di sua elezione è intimamente connessa all’alleanza, che egli volle stabilire al monte Sinai. È come dire che Dio si rende talmente “alleato”, cioè vicino, amico e solidale con l’uomo, da voler essere sempre con noi. Egli, cioè, voleva unirsi a noi facendosi uno di noi, prendendo il nostro volto. Maria, avvolta dalla mistica nube dello Spirito Santo, dà il proprio assenso al progetto di Dio.

Da quel momento il suo grembo diviene l’arca della Nuova alleanza, il sacrario santo ove è scesa a dimorare la Presenza incarnata di Dio. Come arca, che porta in sé il Signore fatto carne, Maria è tipo di ogni credente. Infatti ciascuno di noi, quando accoglie la Parola di Dio pronunciando il suo “fiat”, fa della propria persona il santuario della inabitazione divina. Ce lo assicura Gesù, che dice: “Se uno mi ama, osserverà le mie parole e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.


[Angelus, 10 luglio 1983]

martedì 3 agosto 2010

03 Agosto 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

L’angelo Gabriele, mandato da Dio, manifesta alla Vergine il disegno che il Signore ha su di lei: dare alla luce il Figlio stesso di Dio, che diverrà Re e Salvatore del nuovo popolo di Dio (Lc 1,31-33), la Chiesa. È una forma nuova di alleanza. Stavolta Dio chiede di unirsi a noi prendendo le nostre sembianze. Maria, di fronte alla proposta divina, si comporta in modo sapiente e libero. Se Dio la interpella, anche lei interpella il suo Dio: «Come è possibile? Non conosco uomo» (Lc 1,34).
L’angelo offre ulteriore illuminazione circa la volontà divina: «Lo Spirito Santo scenderà su di te...» (Lc 1,35).
Pur essendo chiamata a credere l’incredibile, Maria, a questo punto, esclama: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1,38a). In queste parole della Vergine vi è, in sostanza, l’eco di quelle pronunciate dall’intero popolo di Israele, quando accolse il dono dell’alleanza al Sinai. E questo vuol dire che la fede di Israele matura sulle labbra di Maria. Davvero ella è “Figlia di Sion”!

[Angelus, 3 luglio 1983]

lunedì 2 agosto 2010

L'Imitazione di Cristo

Capitolo XIII
 
RESISTERE ALLE TENTAZIONI

 
  • Finché saremo al mondo, non potremo essere senza tribolazioni e tentazioni; infatti sta scritto nel libro di Giobbe che la vita dell'uomo sulla terra (Gb 7,1) è tutta una tentazione. Ognuno dovrebbe, dunque, stare attento alle tentazioni e vigilare in preghiera (1Pt 4,7), affinché il diavolo non trovi il punto dove possa esercitare il suo inganno; il diavolo, che mai non posa, ma va attorno cercando chi possa divorare (1Pt 5,8). Nessuno è così avanzato nella perfezione e così santo da non aver talvolta delle tentazioni. Andare esenti del tutto da esse non possiamo. Tuttavia, per quanto siano moleste e gravose, le tentazioni spesso sono assai utili; perché, a causa delle tentazioni, l'uomo viene umiliato, purificato e istruito. I santi passarono tutti per molte tribolazioni e tentazioni, e progredirono; invece coloro che non seppero sostenere le tentazioni si pervertirono e tradirono. Non esiste una istituzione così perfetta, o un luogo così nascosto, dove non si trovano tentazioni e avversità. L'uomo non è mai del tutto esente dalla tentazione, fin che vive. Ciò per cui siamo tentati è dentro di noi, poiché siamo nati nella concupiscenza. Se vien meno una tentazione o tribolazione, un'altra ne sopraggiunge e c'è sempre qualcosa da sopportare, perché abbiamo perduto il bene della nostra felicità. Molti, di fronte alle tentazioni, cercano di fuggire, ma cadono poi in esse anche più gravemente. Non possiamo vincere semplicemente con la fuga; ma è con la sopportazione e con la vera umiltà che saremo più forti di ogni nemico. Ben poco progredirà colui che si allontana un pochino e superficialmente dalle tentazioni, senza sradicarle: tosto ritorneranno ed egli sarà ancor peggio. Vincerai più facilmente, a poco a poco, con una generosa pazienza e con l'aiuto di Dio; più facilmente che insistendo cocciutamente nel tuo sforzo personale. Accogli frequentemente il consiglio di altri, quando sei nella tentazione; e non essere aspro con colui che è tentato, ma dagli conforto, come desidereresti fosse fatto a te.
  • Causa prima di ogni perversa tentazione è la mancanza di stabilità spirituale e la scarsezza di fiducia in Dio; giacché, come una nave senza timone viene spinta qua e là dalle onde, così l'uomo infiacchito, che abbandona i suoi propositi, viene in vario modo tentato. Come il fuoco serve a saggiare il ferro (Sir 31,26), così la tentazione serve a saggiare la santità di una persona (Sir 27,6). Quali possibilità ciascuno abbia in potenza, spesso non lo sappiamo; ma la tentazione dispiega palesemente ciò che siamo. Tuttavia bisogna vigilare, particolarmente intorno all'inizio della tentazione; poiché il nemico si vince più facilmente se non gli si permette per nulla di varcare le porte della nostra mente; e se gli si sbarra la strada al di là della soglia, non appena abbia bussato. Di qui il detto: "resisti agli inizi; è troppo tardi quando si prepara la medicina" (Ovidio, Remedia amoris, II,91). Infatti, dapprima viene alla mente un semplice pensiero, di poi una forte immaginazione, infine un compiacimento, un impulso cattivo e un'acquiescenza. E così, piano piano, il nemico malvagio penetra del tutto, proprio perché non gli si è resistito all'inizio. E quanto più a lungo uno ha tardato torpidamente a resistere, tanto più si è, via via, interiormente indebolito, mentre il nemico è andato crescendo di forze contro di lui. 
  • Alcuni sentono le maggiori tentazioni al principio della loro conversione a Dio; altri invece alla fine. Alcuni sono fortemente turbati pressoché per tutta la vita; altri sentono tentazioni piuttosto lievi: secondo quanto dispongono la sapienza e la giustizia di Dio, le quali pesano la condizione e i meriti di ciascuno e preordinano ogni cosa alla salvezza degli eletti. Perciò non dobbiamo lasciarci cogliere dalla disperazione, quando siamo tentati. Dobbiamo invece, pregare Iddio ancor più fervorosamente, affinché si degni di aiutarci in ogni tentazione; Lui che, in verità, secondo quanto dice Paolo (1Cor 10,13), farà in modo che la tentazione sia accompagnata dai mezzi per poterla sopportare. Abbassiamo, dunque, in umiltà, l'anima nostra sotto la mano di Dio, quando siamo tentati e tribolati, giacché il Signore salverà gli umili di spirito e li innalzerà (1Pt 5,6; Sal 33,19). Quanto uno abbia progredito si dimostra nella tentazione e nella tribolazione; qui sta il suo maggior merito; qui appare più chiaramente la sua virtù. Non è gran cosa esser devoti e fervorosi quando non si hanno difficoltà; sapere invece sopportare se stessi nel momento dell'avversità dà a sperare in un grande avanzamento spirituale. Avviene che alcuni sono al riparo da grandi tentazioni, ma sono spesso sconfitti nelle piccole tentazioni di ogni giorno; e così, umiliati per essere caduti in cose tanto da poco, non ripongono più fiducia in se stessi, nelle cose più grandi.
 
RIFLESSIONI E PRATICHE
 
Avendo dentro di noi la concupiscenza, ed al di fuori il mondo ed il demonio che sempre c'insidiano, le tentazioni . sono inevitabili ed altrettanto pericolose e capaci di perderci, se loro crediamo. D'altra parte sono utili e di sommo vantaggio, se combattendo e resistendo, abbiamo la fortuna di riuscirne vittoriosi. Questo si otterrà vigilando e pregando per ottenere le grazie necessarie per umiliarsi continuamente sotto la potente mano di Dio. Si otterrà inoltre confidando in Lui e diffidando di noi; schivando i pericoli ed opponendo gagliarda resistenza ad ogni lieve suggestione e soprattutto mortificando le nostre passioni. A questo tendono le salutari lezioni di sopra riferite.