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SPIRITO SANTO

SPIRITO SANTO
"VIENI, .."

BUONA S. PASQUA

BUONA S. PASQUA
La Resurrezione di Gesù porti il Suo Amore nei nostri cuori

Nel Corpo e nel Sangue di Gesù

Ciascun uomo possa "sentire e gustare" la presenza di Gesù e Maria, SS. Madre della Pentecoste, nella propria vita, in ogni attimo della propria giornata.

Nella Vita e nella Parola di Gesù l'uomo trovi la sua vera dimensione e riesca ad esprimerla con Amore e Carità.

Silenzioso Dio

Fatima

Fatima
Cappella delle Apparizioni

S. Maria del Cammino





Il Papa venuto da lontano....

Il Papa venuto da lontano....
Dono di Dio per tutti gli uomini

lunedì 31 maggio 2010

31 maggio 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

La liturgia ci invita oggi a contemplare il mistero della Visitazione di Maria, venuta a condividere con sua cugina Elisabetta la gioia della Buona Novella del Salvatore e ad offrire i suoi servizi.
La Visitazione di Maria a sua cugina Elisabetta è davvero un bell’episodio nel Vangelo di san Luca.
È l’incontro drammatico di due madri incinte, due donne il cui cuore è pieno di gioia nell’anticipazione del “miracolo umano” che si sta schiudendo nel loro corpo. Il racconto ha anche un importante messaggio teologico: esso mostra come Giovanni il Battista, il più grande tra i profeti dell’Antico Testamento, rese testimonianza a Gesù già dal grembo di sua madre. Esso richiama allo stesso modo l’attenzione sulla fede di Maria: «Beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1,45). È sul modello e sull’esempio della Madonna che dobbiamo portare al prossimo, a chi è nel bisogno, la presenza reale e letificante di Cristo, andando in aiuto delle necessità che si incontrano. Possa ella aiutarci a corrispondere alla nostra missione nella Chiesa, che è precisamente quella della condivisione!
[Angelus, ricostruito]

domenica 30 maggio 2010

30 maggio 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

Solennità della SS. Trinità

Nel Vangelo secondo san Marco Simon Pietro si avvicina a Gesù immerso nella preghiera, e gli dice: «Tutti ti cercano» (Mc 1,37).
Sì, “tutti ti cercano”, o Gesù Cristo! Molti ti cercano direttamente, chiamandoti per nome, con la fede, la speranza e la carità. Vi sono alcuni che ti cercano indirettamente: attraverso gli altri. E ci sono altri che ti cercano senza saperlo... E ci sono pure coloro che ti cercano, anche se negano questa ricerca. Ciononostante, ti cercano tutti, ti cercano prima di tutto perché tu li cerchi per primo; perché tu sei diventato per tutti uomo, nel seno della vergine Madre; perché tu hai redento tutti a prezzo della tua croce. In questo modo hai aperto, nelle vie intricate e impraticabili dei cuori umani e del destino dell’uomo, la via.
A te, che sei la via, la verità e la vita, ci rivolgiamo in questa preghiera attraverso il cuore della Madre tua, la Vergine, Maria santissima.
[Angelus, 10 febbraio 1985]

sabato 29 maggio 2010

29 maggio 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

«Ecco io vengo» - tali parole la Lettera agli Ebrei mette sulla bocca del Figlio eterno, sulla bocca del Verbo - quando questi «diventa carne»… E ciò si compie per opera dello Spirito Santo. Si realizza mediante l’obbedienza della Vergine di Nazaret, la quale - chiamata a essere la Madre del Verbo - risponde: «Avvenga di me».
Tutto ciò è racchiuso nella preghiera all’Angelus Domini. A tutto ciò la Chiesa ci raccomanda di ritornare ogni giorno, anzi, tre volte al giorno. Infatti occorre che noi perseveriamo incessantemente nel cuore stesso del mistero, che ci ha svelato fino in fondo che «Dio è amore»; che ci ha unito a Dio nella stessa profondità di quell’amore che lui è. Occorre che noi perseveriamo in questo amore.
[Angelus, 20 gennaio 1985]

venerdì 28 maggio 2010

28 maggio 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

“Theotokos”, Genitrice di Dio! Degnati di unirci tra noi col tuo cuore materno. Affidaci al tuo Figlio, affidaci al Verbo eterno e - insieme con noi, e immensamente meglio di noi volgi la tua adorazione a Dio, uno e trino, a «colui che è, che era e che viene» (Ap 1,8). A gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo noi desideriamo esistere e agire, vivere e morire, gioire e soffrire, nel tuo cuore materno.
O “Theotokos”, Genitrice di Dio! Affidiamo a te - in Gesù Cristo, tuo Figlio a Betlemme, a Nazaret e al Calvario - l’avvenire. Nel tuo cuore materno poniamo le nostre speranze e le nostre ansie; poniamo nel tuo cuore la nostra sollecitudine quotidiana, per l’intera umanità, per ogni uomo, per la pace nel mondo contemporaneo, per la vittoria della giustizia e dell’amore, per la Chiesa e per la sua missione evangelizzatrice tra i popoli. Iscriviamo nel tuo cuore materno tutti i giorni, tutte le giovani generazioni di ogni famiglia di ogni nazione, di tutto il mondo.
O “Theotokos”, Genitrice di Dio! Che sia dato a noi tutti di vedere i frutti della conversione e della riconciliazione nella giustizia, nell’amore e nella pace.
[Angelus, 1 gennaio 1985]

giovedì 27 maggio 2010

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II - Domenica, 31 dicembre 1978

TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO PER LA FINE DELL’ANNO NELLA CHIESA DEDICATA AL SS. MO NOME DI GESÙ

Carissimi fratelli e sorelle.
Innanzitutto voglio salutare tutti i qui presenti romani e ospiti venuti per celebrare la chiusura dell’anno 1978, celebrare religiosamente. Rivolgo il mio cordiale saluto al cardinale Vicario, ai fratelli Vescovi, ai rappresentanti dell’autorità civile, ai sacerdoti, religiose, religiosi, soprattutto della Compagnia di Gesù, con il loro Padre Generale.
1. La domenica fra l’Ottava del Natale del Signore, cioè la domenica odierna, unisce, nella liturgia, la solenne memoria della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. La nascita di un bambino, sempre, dà inizio ad una famiglia. La nascita di Gesù a Betlemme ha dato inizio a questa Famiglia unica ed eccezionale nella storia dell’umanità; in questa Famiglia è venuto al mondo, è cresciuto ed è stato educato il Figlio di Dio, concepito e nato dalla Madre-Vergine, e contemporaneamente affidato, dall’inizio, alle cure autenticamente paterne di Giuseppe, falegname di Nazaret, il quale dinanzi alla legge ebraica fu marito di Maria, e dinanzi allo Spirito Santo fu degno suo sposo e il tutore, veramente a modo paterno, del materno mistero della sua Sposa.
La Famiglia di Nazaret, che la Chiesa, soprattutto nella liturgia odierna, mette dinanzi agli occhi di tutte le famiglie, costituisce effettivamente quel punto culminante di riferimento per la santità di ogni famiglia umana. La storia di questa Famiglia viene descritta nelle pagine del Vangelo in modo molto conciso. Veniamo a sapere appena di alcuni avvenimenti della sua vita. Tuttavia, ciò che apprendiamo è sufficiente per poter coinvolgere i momenti fondamentali nella vita di ogni famiglia, e per fare apparire quella dimensione, alla quale sono chiamati tutti gli uomini che vivono la vita familiare: padri, madri, genitori, figli. Il Vangelo ci mostra, con grande chiarezza, il profilo educativo della famiglia. “Tornò a Nazaret e stava loro sottomesso...” (Lc 2,51). È necessaria, da parte dei ragazzi e da parte della giovane generazione, questa “sottomissione”, obbedienza, prontezza ad accettare i maturi esempi della umana condotta della famiglia. Anche Gesù in questo modo era “sottomesso”. E con questa “sottomissione”, con questa prontezza del bambino ad accettare gli esempi del comportamento umano, devono misurare i genitori tutta la loro condotta. Questo è il punto particolarmente delicato della loro responsabilità di genitori, della loro responsabilità nei confronti dell’uomo, di questo piccolo, e poi crescente uomo, ad essi affidato da Dio stesso. Devono anche tener presente tutto ciò che è accaduto nella vita della Famiglia di Nazaret quando Gesù aveva dodici anni; essi, cioè, educano il proprio figlio non solo per loro, ma per lui, per i compiti che in seguito egli dovrà assumere. Gesù dodicenne ha risposto a Maria e a Giuseppe: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49).
2. I più profondi problemi umani sono collegati con la famiglia. Essa costituisce la comunità primaria, fondamentale e insostituibile per l’uomo. “La famiglia ha ricevuto da Dio questa missione, di essere la prima e vitale cellula della società”, afferma il Concilio Vaticano II (
Apostolicam Actuositatem, 11). Di ciò anche la Chiesa vuole dare una testimonianza particolare durante l’Ottava del Natale del Signore mediante la festa della Santa Famiglia. Vuole ricordare che con la famiglia sono collegati i valori fondamentali, che non si possono violare senza danni incalcolabili di natura morale. Spesso le prospettive di ordine materiale e il punto di vista “economico-sociale” prevalgono sui principi di cristiana e perfino umana moralità. Non basta, allora, esprimere solo un rammarico. Bisogna difendere questi valori fondamentali con tenacia e fermezza, perché la loro violazione porta danni incalcolabili alla società, e, in ultima analisi, all’uomo. L’esperienza delle diverse nazioni nella storia dell’umanità, come pure la nostra esperienza contemporanea, possono servire come argomento per riaffermare questa verità dolorosa, cioè che è facile, nella fondamentale sfera dell’umana esistenza in cui è decisivo il ruolo della famiglia, distruggere i valori essenziali, mentre è molto difficile ricostruire tali valori.
Di quali valori si tratta? Se dovessimo rispondere adeguatamente a questa domanda, bisognerebbe indicare tutta la gerarchia e l’insieme dei valori che vicendevolmente si definiscono e si condizionano. Però, cercando di esprimerci in modo conciso, diciamo che qui si tratta di due valori fondamentali che rigorosamente entrano nel contesto di ciò che noi chiamiamo “amore coniugale”. Il primo di essi è il valore della persona che si esprime nella reciproca fedeltà assoluta fino alla morte: fedeltà del marito nei confronti della moglie e della moglie nei confronti del marito. La conseguenza di questa affermazione del valore della persona, che si esprime nella reciproca relazione tra marito e moglie, deve essere anche il rispetto del valore personale della nuova vita, cioè del bambino, dal primo momento del suo concepimento.
La Chiesa non può mai dispensarsi dall’obbligo di custodire questi due valori fondamentali, collegati con la vocazione della famiglia. La custodia di essi è stata affidata alla Chiesa da Cristo, in modo tale che non lascia alcun dubbio. Allo stesso tempo, l’evidenza – umanamente compresa – di questi valori fa sì che la Chiesa, difendendoli, vede se stessa come portavoce della autentica dignità dell’uomo: del bene della persona, della famiglia, delle nazioni. Pur mantenendo il rispetto verso tutti coloro che pensano diversamente, è ben difficile riconoscere, dal punto di vista obiettivo e imparziale, che si comporti a misura della vera dignità umana chi tradisce la fedeltà matrimoniale, oppure chi permette che si annienti e si distrugga la vita concepita nel grembo materno. Di conseguenza, non si può ammettere che i programmi che suggeriscono, che facilitano, ammettono tale comportamento, servano al bene obiettivo dell’uomo, al bene morale, e contribuiscano a rendere la vita umana veramente più umana, veramente più degna dell’uomo; che servano alla costruzione di una società migliore.
3. La domenica odierna è anche l’ultimo giorno dell’anno 1978. Ci siamo riuniti qui, in questa liturgia, per rendere grazie a Dio per tutto il bene che ci ha elargito e dato la grazia di fare durante l’anno trascorso, e per chiedere il suo perdono per tutto ciò che, essendo contrario al bene, è anche contrario alla sua santa volontà.
Permettete che, in questo ringraziamento e in questa richiesta di perdono, mi serva anche del criterio della famiglia, questa volta però nel senso più largo. Siccome Dio è Padre, allora il criterio della famiglia ha anche questa dimensione; si riferisce a tutte le comunità umane, alle società, alle nazioni, ai paesi; si riferisce alla Chiesa e alla umanità.
Concludendo così quest’anno, rendiamo grazie a Dio per tutto ciò per cui gli uomini – nelle diverse sfere dell’esistenza terrena – diventano ancor più “famiglia”, cioè più fratelli e più sorelle, che hanno in comune l’unico Padre. Allo stesso tempo, chiediamo perdono per tutto ciò che è estraneo alla comune fratellanza degli uomini, che distrugge l’unità della famiglia umana, che la minaccia, che la impedisce.
Perciò, avendo sempre negli occhi il mio grande Predecessore Paolo VI, e l’amatissimo Papa Giovanni Paolo I, io, loro successore, nell’anno della morte di ambedue, dico oggi: “Padre nostro che sei nei cieli, accettaci in quest’ultimo giorno dell’anno 1978 nel Cristo Gesù, tuo eterno Figlio, e in lui guidaci avanti nel futuro. Nel futuro che tu stesso desideri: Dio dell’Amore, Dio della Verità, Dio della Vita!”.
Con questa preghiera sulle labbra io, successore dei due Pontefici morti in questo anno, attraverso insieme con voi la frontiera che, tra qualche ora, dividerà l’anno 1978 dal 1979

27 maggio 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

«L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria. Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo».
Questo concepimento dà inizio alla vita umana del Verbo Eterno. Viene concepito nel seno della Vergine-Madre colui che è generato eternamente dal Padre come Figlio a lui consostanziale.
Il concepimento per opera dello Spirito Santo è condizione per la nascita di Dio. Nel tempo a ciò stabilito il Figlio di Dio, concepito nel seno della Vergine, viene al mondo nella notte di Betlemme e si rivela come uomo. Con la nascita di Gesù di Nazaret giunge a feconda pienezza in mezzo all’umanità questa famiglia meravigliosa, in cui al Figlio di Dio è stato dato di diventare uomo. Maria, già prima del concepimento per opera dello Spirito Santo, era la sposa di Giuseppe; e dopo la nascita - anch’essa per opera dello Spirito Santo - egli, lo sposo della Vergine, divenne dinanzi agli uomini “padre putativo” di Gesù. A lui è stato dato di partecipare alla sollecitudine dello stesso Padre Eterno per l’Eterno Figlio che, quale uomo, è nato a Betlemme.
[Angelus, 30 dicembre 1984]

mercoledì 26 maggio 2010

26 maggio 2010 Un pensiero al giorno di Giovanni Paolo II

«L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria, ed ella concepì per opera dello Spirito Santo». Maria concepì il Figlio eterno di Dio, «E il Verbo di Dio si è fatto uomo, e venne ad abitare in mezzo a noi».
È questo grande mistero che meditiamo ogni giorno all’Angelus: Dio si è fatto uomo nel grembo di Maria. Attraverso questo grande mistero, tutta la vita umana è cambiata. L’umanità ha ricevuto una nuova dignità. Dio ha condiviso tutte le cose con noi eccetto il peccato, di modo che noi potessimo diventare una sola cosa con Dio. Nel momento in cui Maria disse «Sì, avvenga di me quello che hai detto», Dio è sceso sulla terra, e la vita di ogni uomo e donna è stata innalzata. Nell’incarnazione ogni uomo è divenuto nostro fratello, ogni donna è divenuta nostra sorella. È per questo che san Giovanni scrive: «Se uno dicesse: “Io amo Dio”, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello» (1Gv 4,20-21). In questo Angelus, dunque, ci uniamo a Maria, nostra Madre, nel lodare Dio per l’Incarnazione e chiediamo al nostro Padre celeste la grazia di amare tutti i nostri fratelli e sorelle così come Cristo ci ha amato.

[Angelus, 2 febbraio 1986]